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Ecografia e diagnosi prenatale Fertilità

Ecocardio fetale: un esame necessario per le gravidanze da fecondazione assistita?

È necessaria l’ecocardiografia fetale per le gravidanze da fecondazione assistita (FIVET, ICSI)? Me lo chiede Anna, in gravidanza FIVET, a cui ho consigliato di fare anche questo esame, in aggiunta all’ecografia morfologica di screening nel secondo trimestre.

Le mando il link a un articolo di fresca pubblicazione sulla rivista più prestigiosa per la medicina fetale, Ultrasound in Obstetrics and Gynecology. Un gruppo di ricercatori italiani ha esaminato 41 studi di letteratura (41 per la review, 8 per la metanalisi): risulta che il rischio di anomalie cardiache nei bambini nati da fecondazione in vitro (IVF) è del 45% superiore rispetto alle gravidanze spontanee (pooled OR, 1.45; 95% CI, 1.20-1.76; P = 0.0001). L’aumento di incidenza riguarda soprattutto le anomalie minori, come difetti interatriali e interventricolari, mentre sembrano meno frequenti le anomalie del cono-tronco rispetto ai bambini concepiti spontaneamente.

Perché questo avviene?

Non è ben chiaro: forse le gravidanze da fecondazione assistita sono più monitorizzate e quindi hanno una diagnosi più accurata. Oppure possono incidere fattori legati all’infertilità stessa, come l’età e la qualità ovocitaria. Inoltre, sembra che la circolazione placentare delle gravidanze IVF sia ridotta, come testimoniato da livelli ematici di PAPP-A e PlGF più bassi, e questo potrebbe incidere in qualche misura. O ancora, non è da escludere che la stessa manipolazione dei gameti, ovocita e spermatozoo, possa influenzare lo sviluppo embrionale, che avviene successivamente.

Le linee guida italiane cosa dicono?

Questi dati sono in linea con le indicazioni della SIEOG, che nelle linee guida del 2015 riporta: “Gravidanze insorte mediante procreazione medicalmente assistita (PMA) ed in particolare il ricorso alla fecondazione in vitro (FIVET) sembra associato ad un rischio di CC riportato tra 1,1 e 3,3% (Evidenza II-a. Livello di raccomandazione A). Il rischio sembra essere associato prevalentemente a difetti del setto interatriale (DIA) e interventricolare (DIV) ma sono state segnalate alcune cardiopatie complesse, per lo più anomalie degli efflussi, ed in particolare il ventricolo destro a doppia uscita. E’ stata inoltre segnalata un’associazione specifica tra la tecnica utilizzata per la PMA ed il rischio di CC, in particolare la ICSI effettuata dopo raccolta dello sperma testicolare o epididimale (TPT), risulterebbe la tecnica maggiormente associata alle cardiopatie con un rischio di CC aumentato fino al 3,6% rispetto ai casi di ICSI eseguite con sperma spontaneamente prodotto, risultato di circa l’1,4%. In considerazione dell’elevato numero di gravidanze attualmente ottenuto sul territorio nazionale con l’impiego della metodica ICSI, delle oggettive difficoltà dei Centri di riferimento in cui si effettua l’ecocardiografia fetale nell’offrire tale tipologia di accertamento a tutte queste gravide e della riportata maggiore incidenza di patologie malformative cardiache correlata all’impiego della TPT, si raccomanda che l’ecocardiografia fetale venga effettuata almeno nelle gravidanze ottenute con quest’ultima tecnica.”

Va quindi fatta l’ecocardio fetale?

L’indicazione dipende soprattutto dalla disponibilità di risorse, che il centro di riferimento mette a disposizione. Se il livello dell’ecografia di protocollo è già molto buono e gli operatori sono addestrati a un controllo accurato del cuore, può essere superfluo.

 

Bibliografia

Giorgione V, Parazzini F, Fesslova V, Cipriani S, Candiani M, Inversetti A, Sigismondi C, Tiberio F, Cavoretto P. Congenital heart defects in IVF/ICSI pregnancy: systematic review and meta-analysis. Ultrasound Obstet Gynecol. 2018 Jan;51(1):33-42.

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