Allattamento: i falsi miti

di  infermiera e consulente per l’allattamento

Il periodo dell’allattamento costituisce la base di quel rapporto unico, che si instaura fin da subito tra madre e figlio. È una comunicazione di tipo non verbale, ma puramente di contatto, che porta messaggi emotivi e relazionali importantissimi.

Molte informazioni riguardo all’allattamento derivano da un bagaglio di cultura popolare, rappresentato da miti e pregiudizi privi di radici veritiere.

Elenchiamone brevemente alcuni:

  1. Allattare frequentemente riduce la produzione di latte e rovina il riflesso d’emissione (rilascio del latte): la quantità di latte che una mamma può produrre raggiunge il suo massimo quando questa permette al bambino di poppare tutte le volte che egli ne dimostra la necessità. Il riflesso di emissione avviene meglio quando la produzione è abbondante, e questo avviene se l’allattamento è a richiesta.
  2. Una mamma deve allattare quattro o sei volte al giorno per mantenere una corretta produzione di latte: la quantità di latte è legata alla frequenza delle poppate, che stimolano la secrezione di prolattina e ossitocina. Se queste diminuiscono, anche la produzione si limita.
  3. I bambini riescono a ottenere il massimo del latte di cui hanno bisogno nei primi cinque/dieci minuti: spesso i neonati che stanno imparando a poppare non sono sempre così efficaci nel succhiare, ma hanno bisogno di tempo. Questo dipende anche dal tempo del riflesso di emissione della madre: ad alcune di loro il flusso del latte può arrivare più lentamente o a piccole ondate. L’ideale perciò è permettere al bambino di poppare fino a quando non dimostra segni di sazietà (ad esempio, quando lascia spontaneamente il seno e rilassa mani e braccia). Inoltre, la qualità del latte varia durante la poppata: il primo latte è più ricco in acqua e zuccheri, quello successivo è più ricco in grassi. Il lattante sa regolare il proprio bisogno di nutrienti specifici, e si noterà ad esempio che d’estate, quando l’apporto idrico deve essere prevalente, il bambino potrà attaccarsi al seno più frequentemente, ma per periodi più brevi.
  4. La scarsa produzione di latte è solitamente causata da stress, stanchezza e/o inadeguata assunzione di liquidi: le cause più comuni di ridotta produzione di latte sono le poppate poco frequenti o uno scorretto posizionamento del neonato durante la suzione. Lo stress e la stanchezza sono rare cause di bassa produzione di latte poichè il corpo umano è in grado di sviluppare forti meccanismi di sopravvivenza per proteggere il bambino. Una ridotta produzione di latte subito dopo il parto può essere dovuta all’allontanamento temporaneo tra madre e neonato.
  5. La mamma non dovrebbe essere un “ciuccio” per il bimbo: l’allattamento risponde al bisogno di alimentazione ma non è solo questo, esso è anche consolazione, presenza e relazione. Non è la poppa che fa da ciuccio, ma è il ciuccio sostituto del seno materno: il suo uso andrebbe evitato nei bambini allattati al seno.
  6. Offrire il seno a richiesta non facilita il legame con la madre: rispondere alle richieste del bambino rafforza il legame madre-figlio e aumenta il senso di sicurezza del lattante, che vede soddisfatti i propri bisogni primari, di nutrizione e accudimento.
  7. Alcuni bambini sono allergici al latte della madre: il latte materno è la sostanza più naturale e fisiologica, che il bambino possa ingerire. Le reazioni allergiche possono essere dovute ad alcune proteine alimentari, che su consiglio del pediatra possono essere eliminate dalla dieta della madre, risolvendo così il problema
  8. L’allattamento frequente provoca nel bambino obesità: il bambino che segue un’allattamento a richiesta riceve il giusto nutrimento. Un ruolo importante nell’obesità potrebbe essere invece l’allattamento artificiale, se non eseguito in modo corretto, e l’introduzione precoce di cibi solidi.
  9. L’allattamento al seno oltre i dodici mesi ha pocco valore perchè la quantità di latte diminuisce dopo i sei mesi: la composizione del latte materno varia in base alle richieste e necessità del bambino. Secondo le raccomandazioni OMS l’allattamento deve essere esclusivo fino ai sei mesi di vita e può continuare successivamente per almeno due anni. Ogni coppia madre-figlio potrà decidere in autonomia la durata dell’allattamento, che come già detto, ha un valore non solo nutrizionale, ma anche relazionale.
  10. Le mamme che tengono troppo in braccio i loro bambini li viziano: i bambini tenuti spesso in braccio e allattati a richiesta piangono meno, hanno tendenzialmente meno coliche e, con il passare del tempo, dimostrano più sicurezza in se stessi.
  11. Il padre non ha alcun ruolo nell’allattamento. Questo non è vero, il padre protegge e contiene la diade madre-bambino, garantendo la sua serenità e filtrando le interferenze esterne. Per la donna che allatta è fondamentale essere sostenuta dal compagno nelle sue scelte su allattamento e stile di accudimento.

Dr.ssa Maria Grazia Massimiani, infermiera e consulente per l’allattamento

Contatti: magm[at]tiscali.it

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