Altre procedure invasive

  • Amnioinfusione
  • Amnioriduzione

  • Amnioinfusione

    L’amnioinfusione consiste nell’inserimento di soluzione fisiologica nel sacco amniotico. In pratica è la procedura opposta all’amniocentesi, invece di togliere liquido lo si inserisce dall’esterno, generalmente in modesta quantità (100-400 ml).

    Le indicazioni all’amnioinfusione sono soprattutto le situazioni di oligoidramnios grave (=scarso liquido amniotico), tali da ostacolare la visualizzazione dell’anatomia fetale. Infatti il liquido amniotico normalmente favorisce il passaggio degli ultrasuoni e la sua scarsità determina una situazione non favorevole all’effettuazione dell’esame ecografico.

    Altre situazioni in cui può essere utile l’amnioinfusione è quando c’è il sospetto di una rottura delle membrane non confermata da altri test non invasivi. In questo caso la perdita rapida di liquido amniotico dalla vagina conferma la diagnosi.


    Amnioriduzione

    L’amnioriduzione consiste nel drenaggio di liquido amniotico in eccesso. La procedura è simile all’amniocentesi, l’unica differenza è nella quantità di liquido amniotico che viene drenato (fino a 2-3 litri a seconda delle necessità).

    L’amnioriduzione si effettua nelle situazioni di polidramnios grave (cioè liquido amniotico aumentato, con AFI superiore a 400 mm o tasca massima superiore a 12 cm), quando la sovradistensione dell’utero crea una situazione a rischio di parto pretermine. Infatti l’utero, essendo un muscolo, quando si distende troppo inizia a contrarsi, analogamente a quanto succede a termine di gravidanza. I farmaci in questi casi tendono a dare un beneficio solo momentaneo, e la procedura di amnioriduzione può essere più efficace.

    La decisione di quando fare l’amnioriduzione dipende non solo dal livello di liquido amniotico, ma anche dalla rapidità di insorgenza del polidramnios.

    

                               

    I commenti sono chiusi.