Gravidanza extrauterina

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La gravidanza si chiama extrauterina (la sigla è GEU) quando l’impianto dell’embrione avviene in una sede diversa dall’interno dell’utero.

La sede più comune della GEU è la tuba, ma possono avvenire impianti anomali anche a livello del collo dell’utero (gravidanza cervicale), dell’angolo tubarico (g. istmica), dell’ovaio, o addirittura nell’addome (g. addominale). È raro l’impianto sulla cicatrice uterina di un precedente taglio cesareo.

Con quale frequenza si verifica?

La gravidanza extrauterina è un evento raro e riguarda l’1% di tutte le gravidanze. Non di meno, è importante essere allertati nei confronti di questo problema, per identificare i casi a rischio e trattarli con prontezza, visti i rischi di salute per la madre.

Quali sono i rischi?

A seguito della crescita del sacco gestazionale si può verificare la rottura dell’organo interessato dalla GEU con emorragia interna ed esterna (cioè dalla vagina).

Perché avviene la GEU?

Non si sa perché in alcuni casi la gravidanza si stabilisca in sede anomala. Si pensa che possa dipendere da un difetto della tuba, che essendo danneggiata (ad esempio da una precedente infezione) ostacola il transito dell’embrione, o che in alcuni casi l’embrione diventi “aderente” in una fase anomala (troppo presto o troppo tardi rispetto al solito).

Come si fa diagnosi di GEU

La diagnosi di GEU è sulla base dei sintomi clinici, insieme ad alcuni reperti ecografici e agli esami del sangue (beta-HCG). In ogni caso, la diagnosi definitiva può avvenire solo grazie all’intervento chirurgico e al conseguente esame istologico del pezzo operatorio. Per questo in molti casi la diagnosi non viene da un’unica visita, ma dal seguire l’evoluzione del quadro clinico nel tempo.

Non sempre è possibile visualizzare in ecografia la camera gestazionale impiantata in sede anomala. Pertanto un’ecografia normale non esclude la diagnosi. Nell’80% dei casi la GEU è dallo stesso lato del corpo luteo, questo può aiutare l’ecografista per indirizzare la sua attenzione.

Dal punto di vista clinico si osserva spesso la presenza di perdite ematiche. Alla visita ginecologica ci può essere dolore alla mobilizzazione dell’utero e degli annessi. L’esame betaHCG mostra valori molto alti (oltre 1500 UI/L), ma in utero non si osserva la camera gestazionale. A un controllo successivo delle beta, il valore tende a rimanere stabile o ad aumentare.

È rarissima la gravidanza eterotopica (uno su 30.000 casi), che è la situazione in cui coesistono una gravidanza normale all’interno dell’utero e una gravidanza in sede anomala. Questo avviene soprattutto a seguito delle metodiche di fecondazione assistita. In questi casi, quando si fa la prima ecografia per il controllo della vitalità della gravidanza, è sempre bene osservare gli annessi (tube e ovaie) con grande attenzione.

Quali sono i sintomi?

Se la GEU si rompe, si ha dolore addominale a tipo colica. L’emorragia interna può portare a calo della pressione del sangue, senso di svenimento, brividi, tachicardia. Si tratta di una situazione, che richiede l’esecuzione di un intervento chirurgico in urgenza.

La diagnosi differenziale

La GEU si pone in diagnosi differenziale con l’aborto spontaneo di una gravidanza interna all’utero. In quest’ultimo caso le beta tendono a essere basse, e nel tempo vanno spontaneamente ad azzerarsi, senza bisogno di intervenire con il raschiamento uterino.

La terapia della GEU

Se la paziente ha una buona pressione del sangue, l’intervento potrà essere praticato in laparoscopia (cioè introducendo una telecamera e due o tre strumenti con dei buchini). Negli altri casi, è necessario intervenire in laparotomia (vale a dire mediante il taglio sull’addome).

L’intervento comporta l’asportazione della gravidanza extrauterina, insieme alla tuba. Raramente è possibile praticare un intervento conservativo, che comunque è destinato a lasciare una tuba danneggiata, che in tutta probabilità potrebbe non funzionare o essere sede di una nuova GEU in una successiva gravidanza.

Esiste una terapia farmacologica dell GEU?
Sì. In casi selezionati si può somministrare metotrexate per via endovenosa, un farmaco che blocca lo sviluppo della placenta. I requisiti per la terapia con metotrexate sono:

  • Sacco gestazionale di dimensioni inferiori ai 3 cm
  • Beta HCG inferiori ai 3000 UI/L
  • Non visualizzazione di embrione (perché vorrebbe dire che la gravidanza è molto avanti)
  • Paziente stabile dal punto di vista dei sintomi e dell’emocromo (infatti, valori di emoglobina stabili testimoniano che non c’è emorragia interna in atto)
  • Assenza di segni clinici ed ecografici di rottura tubarica (ad esempio, falda fluida in addome, che testimonia il sanguinamento interno)
  • Ospedalizzazione (per eseguire controlli nel tempo e intervenire prontamente in caso di complicanze).

Che cosa fare dopo una GEU?
Se all’intervento chirurgico la tuba superstite appariva sana, è possibile provare per una nuova gravidanza in modo spontaneo. È importante accorgersi precocemente di una nuova gravidanza, tramite un test da fare fin dai primi giorni di ritardo mestruale o anche in caso di comparsa di un ciclo anomalo.

La tuba superstite, infatti, potrebbe essere sede di una nuova GEU, anche se appariva indenne al momento dell’intervento chirurgico o successivamente con gli esami di pervietà (sonoisterografia, isterosalpingografia).

In caso di tube non funzionanti, la gravidanza potrà avvenire grazie a metodiche di fecondazione assistita.

Approfondimenti

protocollo metotrexate sul sito dell’Agenzia del Farmaco

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Ginecologa esperta in medicina naturale, Counsellor centrato sulla persona. Si occupa di gravidanza e di problemi ormonali.

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